​Ci sono molti modi per ricordare una persona. Ma comunque è sempre difficile non incorrere in banalità o in frasi preconfezionate. Allora ci piace ricordarti in palestra mentre lavavi le divise a mezzanotte, con una lavatrice che avevi scovato chissà dove, oppure alla cassa dove entravano più persone gratis che a pagamento. Che risate quando dicevi agli arbitri che erano due tranvieri e ridendo ti ammonivamo augurandoti che tra il pubblico non ci fossero davvero due tranvieri. E quella sera fantastica quando nel bel mezzo di un tumultuoso  dopopartita hai messo d’accordo tutti entrando in palestra col vinello e la trippa fumante, offrendone anche ai carabinieri che erano accorsi in tutta fretta allertati dall’arbitro e che si sono trovati davanti a una scena idilliaca, col direttore di gara esterrefatto  che non capiva cosa era successo.  

Sei stato per decenni il cuore pulsante della Ussa, discreto dietro le quinte e al tempo stesso determinante per il funzionamento della Società, che da oggi sarà in po’ più sola senza di te.

Te ne sei andato come solo i grandi. Sapevi quello ti stava succedendo, ma hai trovato il coraggio di porgere a tutti l’ultimo saluto, per poi ritirarti nella tua casa, circondato dalla tua famiglia. Un leone fino alla fine. Amavi i tuoi ragazzi e ti piaceva stare con loro, come a loro piaceva stare con te. Sarà difficile andare avanti senza di te, ma ti promettiamo che faremo di tutto per cercare di salire sempre più in alto. E già che ci sei, dacci una mano da lassù.

Ciao e riposa in pace, vecchio leone.